Il Rapporto Annuale ENEA sull'Efficienza Energetica rappresenta uno dei principali riferimenti per comprendere l'evoluzione del sistema energetico e dei consumi in Italia. Tra i numerosi dati riportati nel bilancio energetico nazionale, la mia attenzione è stata catturata dai primi due:
PEC (Consumo di Energia Primaria): 139,8 Mtep (-0,9% rispetto al 2023)
FEC (Consumo di Energia Finale): 113,7 Mtep (+2,1% rispetto al 2023)
Due dati da cui nasce una domanda quasi inevitabile:
Come può diminuire il consumo di energia primaria mentre aumenta quello finale?
Anche perché il dato sul FEC interrompe una tendenza che, al netto dell'anomalia rappresentata dalla pandemia e del successivo rimbalzo, aveva visto una progressiva riduzione dei consumi finali.
Per comprenderlo è utile partire dalle definizioni contenute nella Direttiva EED, traducendole però in un linguaggio più vicino alla realtà operativa.
Il Consumo di Energia Primaria (PEC) rappresenta tutta l'energia che il sistema energetico deve rendere disponibile per soddisfare i fabbisogni del Paese. Comprende quindi non solo l'energia destinata agli utilizzatori finali, ma anche quella impiegata nei processi di trasformazione (centrali elettriche, raffinerie), gli autoconsumi e le perdite di trasmissione e distribuzione.
Da questa definizione emerge chiaramente perché la crescente diffusione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili contribuisca direttamente alla diminuzione del PEC, riducendo il ricorso alla generazione termoelettrica alimentata da combustibili, caratterizzata da rendimenti di conversione lontani dall'unità, anche quando è previsto il recupero del calore.
Il Consumo di Energia Finale (FEC) rappresenta invece l'energia effettivamente consegnata agli utilizzatori: l'elettricità e il gas misurati ai contatori, i carburanti distribuiti alla pompa, ecc. È l'energia richiesta dalle utenze e dipende dall'efficienza delle tecnologie installate e dai comportamenti di consumo.
La metodologia di contabilizzazione prevista dalla Direttiva EED consente inoltre di comprendere come l'elettrificazione possa rappresentare uno dei principali strumenti disponibili per il conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica. Nel riscaldamento, la sostituzione dei sistemi alimentati da combustibili con pompe di calore, caratterizzate da rendimenti utili ben superiori all'unità, consente di ridurre significativamente i consumi di energia finale. Analogamente, nel settore dei trasporti, la progressiva diffusione della mobilità elettrica permette di sostituire motori endotermici caratterizzati da rendimenti significativamente inferiori. Nel raffrescamento, invece, la sfida sarà diversa: in uno scenario caratterizzato da una domanda destinata a crescere, sarà fondamentale disporre di tecnologie sempre più efficienti, capaci di contenere l'incremento dei consumi.
L'elettrificazione dei consumi, accompagnata dal continuo miglioramento dell'efficienza delle tecnologie utilizzatrici, appare quindi uno degli strumenti principali per raggiungere l'obiettivo europeo previsto dalla Direttiva EED di riduzione dell'11,7% dei consumi di energia finale rispetto allo scenario di riferimento 2020.
Eppure nel 2024 il FEC cresce del 2,1%.
Per interpretare questa dinamica, il RAEE analizza l'evoluzione dei principali driver della domanda energetica – PIL, produzione industriale, mobilità, gradi giorno di riscaldamento (HDD) e di raffrescamento (CDD) – anche attraverso un indice sintetico che ne rappresenta l'andamento complessivo.
Dal Rapporto emerge inoltre che, rispetto al 2023, i consumi finali aumentano in tutti i settori, ad eccezione dell'agricoltura, con il contributo più significativo rappresentato dai trasporti (+2,8%), fornendo così una prima chiave di lettura dell'incremento del FEC.
Ma è un'altra osservazione contenuta nel RAEE ad aver attirato la mia attenzione.
Tra gli aspetti di maggiore interesse del Rapporto vi è la capacità di affiancare all'analisi dei dati alcune chiavi interpretative delle dinamiche osservate. ENEA evidenzia infatti che, dal 2022, stanno emergendo i primi segnali di disaccoppiamento tra l'andamento dei consumi energetici e quello dei principali driver della domanda.
È un passaggio che apre numerose riflessioni:
Quanto della futura riduzione dei consumi finali sarà realmente attribuibile all'efficienza energetica delle utenze?
Quanto dipenderà dall'elettrificazione degli usi finali?
Quanto, invece, sarà influenzato da cambiamenti strutturali dell'economia, come la trasformazione del sistema produttivo o, in uno scenario certamente non auspicabile, dalla deindustrializzazione?
E, guardando al futuro, i driver tradizionali saranno ancora sufficienti per interpretare la domanda energetica oppure dovranno evolversi per tenere conto di fenomeni emergenti, come la crescente diffusione dei servizi digitali, del cloud e dei data center?
Gli obiettivi della Direttiva EED non richiederanno soltanto tecnologie sempre più efficienti. Richiederanno anche una capacità crescente di distinguere quanto della riduzione dei consumi derivi dal miglioramento dell'efficienza delle tecnologie, quanto dall'elettrificazione dei consumi e quanto, invece, dai cambiamenti strutturali dell'economia.
In uno scenario energetico in rapida trasformazione, interpretare correttamente gli indicatori sarà sempre più importante per orientare le scelte e migliorarne i valori.